Se gli adolescenti trascorrono piu' di 4,5 ore al girono davanti al pc connessi a internet corrono un rischio piu' alto del 50% di incorrere in comportamenti rischiosi come fumo di sigaretta e di marijuana, consumo di alcol e di sostanze stupefacenti, sesso non protetto e mancato uso delle cinture di sicurezza. E' quanto emerge da uno studio canadese della Queen's University di Kingston, in Ontario, e pubblicato sul Journal of Preventative Medicine, secondo cui la responsabilita' sarebbe della mancata censura nel web: ''Gli adolescenti trascorrono davanti al pc in media oltre 4,5 ore ogni giorno, e sono quindi costantemente a contatto con rappresentazioni di comportamenti a rischio - spiega la ricercatrice -. Televisione e videogiochi hanno protocolli di censura definiti, mentre internet no. I genitori possono controllare e limitare l'accesso a internet, ma i figli adolescenti di solito sono piu' esperti di tecnologia, ed e' possibile che questi tipi di controlli non siano efficaci nel bloccare i siti web indesiderati''.
Posto un articolo interessante tratto da larepubblica.it
Uno studio realizzato da un team dell'università di Montreal sostiene che l'eccesso di traffico rallenta i ragionamenti e favorisce le amnesie. Il consiglio (di difficile attuazione): sgombrare la mente dai "carichi" superflui. L'età in cui la testa lavora meglio è a 23 anni
ROMA - E' meglio rinunciare a ricordare il superfluo e concentrarsi solo sulle cose necessarie. Pur difficile da mettere in pratica, questo stratagemma rappresenta, secondo i ricercatori canadesi della Concordia University di Montreal, uno dei pochi modi per evitare di perdere colpi, scongiurare le amnesie e rendere più fluidi i ragionamenti.
La tesi è lo sbocco di uno studio pubblicato sulla rivistaQuarterly journal of experimental psychology 1 e secondo il quale, più che un rallentamento della funzione cognitiva, come accade ad esempio negli anziani, a confondere i pensieri può essere l'eccessivo traffico e ingombro di cose da ricordare nella zona del cervello che custodisce la memoria.
I ricercatori hanno analizzato un campione di 60 persone: la metà aveva una media di 23 anni, l'altra parte del gruppo di 67. Ad ogni partecipante è stato chiesto di eseguire alcuni esercizi per valutare la capacità memoria e dei test psicologici. Nella prima parte dell'esperimento i volontari hanno letto una specie di copione fatto di frasi dalle quali bisognava estrarre un significato logico. Al termine del test, dovevano ricordare anche l'ultima parola di ogni periodo. Nella seconda parte dello studio veniva mostrata una foto con otto animali. I partecipanti dovevano memorizzare l'ordine in cui erano apparsi.
Il gruppo composto di anziani ha faticato a memorizzare le informazioni "fresche". Secondo i ricercatori questo accade non solo per un deficit legato all'invecchiamento o alla perdita di neuroni, quanto per una difficoltà a neutralizzare le informazioni irrilevanti.
"Abbiamo constatato che gli anziani hanno più difficoltà a sbarazzarsi delle informazioni precedenti", spiega Mervin Blair, coordinatore della ricerca, che ha testato sui due gruppi il meccanismo che può mandare in tilt logica e riflessione. Se l'età in cui la mente è più libera e lavora meglio è 23 anni, rileva il ricercatore, dopo i 67 anni il peso dei ricordi è insomma una zavorra di cui è difficile fare a meno. Consigli per evitare "rallentamenti"? "Ridurre l'ingombro dei pensieri rilassandosi con esercizi per pulire la mente", spiega Blair. Ma anche apprendere un'altra lingua o imparare a suonare uno strumento musicale aiutano a tenere il cervello più giovane.
Posto un articolo interessante DI ALBERTO CUSTODERO tratto da REPUBBLICA.IT
Tolto il segreto sui costi dell'assistenza integrativa dei deputati e dei loro familiari. Nel 2010 spesi oltre 10 milioni di euro. Ma non tutto è ancora pubblico
di ALBERTO CUSTODERO
ROMA - Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio. Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio.
Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari.
Per curare i problemi delle vene varicose (voce "sclerosante"), 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket.
A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks. I deputati di Pannella chiedono i dati delle consulenze e degli appalti e contratti vari, e poi li pubblicano online "perché solo così - spiega l'onorevole Rita Bernardini - i conti della Camera sono sottoposti al controllo dell'opinione pubblica. In caso contrario alla Camera si sentono liberi di fare qualsiasi cosa perché tanto non c'è nessuno che li controlla".
Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati. "Abbiamo chiesto - dice la Bernardini - quanti e quali importi sono stati spesi nell'ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal 'fondo di solidarietà sanitarià come ad esempio balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l'importo degli interventi per chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li hanno voluti dare". Perché queste informazioni restano riservate, non accessibili? Cosa c'è da nascondere?
Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera: "Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità di un'attività di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste".
Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario. "Non ritengo - spiega la deputata Rita Bernardini - che la Camera debba provvedere a dare una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo gia l'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata. Non si capisce perché questa 'mutua integrativà la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori". "Secondo noi - aggiunge - basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all'anno".
Posto una notizia interessante redatta da GIULIA BELARDELLI tratta da Repubblica.it
"Un team di ricercatori internazionali ha spiegato quali sono i segreti per acquistare nel segno del benessere. Più spazio alle esperienze e agli altri, al bando la fretta e i beni di lusso. Otto regole per non pentirsi (quasi) mai
di GIULIA BELARDELLI
"Il denaro che si possiede è strumento di libertà; quello che si insegue è strumento di schiavitù": così diceva, nelle "Confessioni", Jean-Jacques Rousseau e questo avevano capito, nell'Inferno dantesco, i prodighi e gli avari costretti alle pene del quarto cerchio. Letteratura a parte, il dilemma tra spendere e risparmiare e se i soldi facciano o meno la felicità sono stati al centro dell'attenzione di psicologi e sociologi, con montagne di carta e, talvolta, qualche banalità. Oggi, tra disoccupazione e precariato, c'è poco da andare per il sottile e stare a sentire storie di miliardari depressi non è certo di grande consolazione. Detto questo, alcuni piccoli trucchi per essere più sereni con quello che si ha ci sono, con i conseguenti vantaggi sia per il cervello che per il fegato. L'ultima guida allo "spendere sano" è in arrivo sul Journal of Consumer Psychology: otto regole per acquistare stando bene e trasformare i soldi in (vero) benessere. Il segreto? Puntare sulle esperienze piuttosto che sui beni materiali, pensando un po' anche agli altri.
1) Prima le esperienze, poi le cose. Secondo la guida, realizzata congiuntamente da studiosi della University of British Columbia, della Harvard University e della University of Virginia, il primo punto consiste nel privilegiare l'acquisto di esperienze piuttosto che di beni materiali. "La ragione - spiega da Vancouver Elizabeth W. Dunn -
è molto semplice: tendiamo ad abituarci alle cose molto più velocemente di quando accada per le esperienze". Secondo la ricercatrice - esperta in "miraggi" come felicità, auto-conoscenza e previsioni affettive - l'acquisto di esperienze come un viaggio o un corso di cucina dà benefici molto più duraturi rispetto, ad esempio, a un parquet in legno di ciliegio o a una pregiata bottiglia di Barolo. A riprova della sua tesi ci sono i numeri: su un campione di oltre 1.000 americani, quasi il 60% ha ammesso di aver tratto più piacere da una cosa "vissuta" piuttosto che "posseduta". "Con i cosiddetti acquisti esperienziali scatta il meccanismo della rivisitazione mentale", prosegue Dunn. "Torniamo più spesso con la mente a un concerto o a un'escursione piuttosto che a un paio di scarpe. D'altronde, le esperienze sono intimamente connesse alle nostre identità e al tempo che passiamo con gli altri, che alla fine sono la nostra più grande fonte di gioia".
2) Pensare agli altri, piuttosto che a se stessi. Non a caso, il secondo punto è dedicato proprio alle spese che facciamo per gli altri, sia in senso di regali a persone care che di beneficenza. Secondo Daniel T. Gilbert, psicologo di Harvard e autore dello studio insieme a Dunn e Timothy D. Wilson, la qualità delle nostre relazioni ha un ruolo fondamentale nel determinare il nostro grado di benessere. Una ricerca condotta nel 2008 proprio da Dunn e colleghi mostra come le spese pro-sociali (regali e donazioni) siano legate a un maggiore livello di soddisfazione e felicità. Il fenomeno - sostengono gli studiosi - trova riscontro anche a livello neuronale. In un altro studio, infatti, alcuni partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale: dall'esame è emerso che la decisione di donare dei soldi a una banca del cibo locale era accompagnata dall'attivazione dei neuroni in parti del cervello tipicamente associate alla gratificazione e al ricevimento di un premio o un riconoscimento. "Per quanto banale possa sembrare, siamo gli esseri più sociali del nostro pianeta: solo altri tre animali ci fanno concorrenza - le termiti, gli insetti eusociali e le talpe senza pelo. Forse il vero problema è che non siamo in grado di ammettere quanto, in realtà, la nostra felicità dipenda dagli altri", suggeriscono gli studiosi.
3) Meglio i piccoli piaceri dei "colpi di testa". Per non rischiare di far somigliare troppo la loro guida al manuale del buon samaritano, Dunn e colleghi ammettono l'importanza di concedersi, di tanto in tanto, un lusso. Il consiglio, tuttavia, è di non puntare sui grandi acquisti, quanto piuttosto su piccole spese frequenti, capaci di regalarci qualcosa di diverso ogni volta. "La tendenza ad abituarsi alle cose è un po' come la morte", sentenziano gli studiosi. "La temiamo, la combattiamo, a volte riusciamo a posticiparla, ma alla fine perdiamo sempre. Lo stesso vale per l'abitudine: se inevitabilmente tendiamo ad assuefarci ai lussi più grandi che si possono comprare con i soldi, tanto vale optare per una varietà di piccoli piaceri capaci di ripagarci con la loro frequenza". Evitando i "colpi grossi", inoltre, si è meno soggetti al fenomeno noto come "diminuzione dell'utilità marginale", in base al quale - spiega ancora Dunn - "mangiare dodici biscotti non dà due volte più piacere rispetto a mangiarne sei". "In termini tecnici - prosegue la ricercatrice - potremmo dire che l'impatto edonistico di un bene materiale o di un'esperienza diminuisce dopo che di quel bene si è già avuto un assaggio. Per questo segmentare e isolare l'esperienza del consumo può aiutare a sentirsi più felici".
4) Se la garanzia diventa un boomerang. Spesso presentate come le migliori amiche del cliente, queste forme di assicurazione contro gli acquisti sbagliati (in stile "soddisfatto o rimborsato" oppure "trenta giorni di prova") possono trasformarsi, secondo gli studiosi, in sanguisughe della felicità. La tesi è che gli esseri umani siano dotati per natura di un meccanismo di ridimensionamento dell'infelicità, per cui l'acquisto di garanzie estese e altre forme di rimborso della merce possa essere in realtà "una protezione emotiva non necessaria". "Molti consumatori - spiega Wilson - sono disposti a pagare prezzi anche elevati pur di ridurre il rischio di pentirsi in futuro, ma diversi studi mostrano le falle di questo approccio". Sapere di poter cambiare un bene in qualsiasi momento, infatti, potrebbe minare alle basi il beneficio emotivo derivante dall'impegno di "fare un acquisto", collocando il consumatore in una dimensione iper-protetta simile a una bolla di sapone.
5) Dilatare il consumo nel tempo. Introducendo l'euristica del "compra ora, paga più tardi", le carte di credito hanno favorito una delle rivoluzioni più significative nella storia del nostro sistema economico. Eppure quel cambiamento, secondo Dunn e colleghi, danneggia in almeno due sensi il benessere dei consumatori. "Il primo, più scontato, è che può indirizzare verso comportamenti poco lungimiranti, come la tendenza ad accumulare debiti e a non mettere da parte nulla per la pensione", spiegano i ricercatori. L'altro senso, più sottile, si esplica a livello cerebrale. "E' un principio che elimina del tutto il meccanismo dell'anticipazione, che è una fonte di felicità gratuita", spiega Dunn. Numerosi studi, infatti, mostrano che spesso gran parte della felicità connessa a una spesa dipende del pensiero dell'esperienza futura, più che dal consumo in sé. Ciò che è vero per una vacanza - argomentano - vale anche per un concerto, una partita, un'ordine di libri. D'altronde, cullare il progetto di un viaggio non è forse parte del viaggio stesso?
6) La felicità è nei dettagli. Più che a un principio, il sesto punto somiglia a un monito: "Attenzione a non farsi abbagliare dai grandi acquisti e tenere sempre in mente i dettagli, ossia come un bene può influenzare a livello pratico la vita di tutti i giorni". Il riferimento, in questo caso, è agli acquisti più impegnativi, come auto, case, prodotti di lunga durata. "Molte volte i consumatori si aspettano che un singolo acquisto possa avere un impatto duraturo sulla loro felicità, per poi rendersi conto, miseramente, che non è così. Per evitare le brutte sorprese è importante avere sempre in mente la propria giornata-tipo e come il nuovo acquisto potrebbe nei fatti modificarla".
7) Apprendere l'arte della comparazione. Con il successo di siti come bitzrate. com, che al motto inquietante di "Cerca. Compra. Conquista" vanta la bellezza di 20 milioni di visitatori al mese, fare shopping ai tempi di internet può essere allo stesso tempo una croce e una delizia. Come al solito, la virtù sta nel mezzo, ossia nel saper comparare in maniera intelligente. "Il pericolo - spiegano gli autori - è quello di farsi sommergere dalle differenze tra un prodotto e l'altro, finendo per sovrastimare l'impatto edonistico dell'oggetto in sé". Sì dunque al "comparison shopping", ma senza pretendere di voler fare l'affare perfetto.
8) Fidarsi dei consigli altrui. L'ultimo principio, infine, torna sull'importanza degli altri e il consumo sociale. "Molto spesso le spese che possono farci più felici sono quelle che hanno fatto felici altri prima di noi", concludono Dunn e colleghi. Da questo punto di vista la rete è certo un patrimonio di risorse, ma mai quanto possono esserlo i consigli delle persone che ci vogliono bene e sanno, ad esempio, se stiamo comprando qualcosa per colmare un vuoto affettivo. In questo caso non c'è bene materiale che tenga, una chiacchierata con un buon amico varrà sempre di più.